La diffusione dei social e di Facebook in particolare, e la diffusione degli smartphone, hanno fatto sì che oggi le persone assorbano informazioni sul mondo attraverso messaggi essenziali, ridotti all’osso, che non favoriscono quel lento processo di assimilazione che porta ad integrare la nuova conoscenza nelle credenze già possedute, né favoriscono l’accomodamento della vecchia conoscenza ai fatti nuovi.
Il processo di assimilazione di nuova conoscenza avviene durante la riflessione, attività cognitiva che richiede tempo e un certo grado di assorbimento o concentrazione, ma difficilmente riusciamo a riflettere bene nei momenti in cui usiamo uno smartphone. Le notifiche, inoltre, ci distraggono continuamente dal filo dei pensieri, e apportano informazioni nuove in situazioni in cui non sono attese. Non abbiamo più la possibilità di gestire quando e come cercare nuove informazioni, o su cosa, ma lasciamo che arrivino liberamente. A peggiorare le cose inoltre è la tendenza a reagire alle notifiche come reagiamo alle telefonate: rispondendo immediatamente, dando loro la priorità. In qualsiasi momento, pertanto, nuova informazione non pertinente rispetto a ciò che sta in quel momento nei nostri pensieri rischia di arrivare ed infilarcisi.

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Filtraggio delle informazioni e notifiche

Normalmente il nostro sistema cognitivo filtra le informazioni che giungono dal mondo esterno attraverso un protocollo di selezione delle informazioni. Molte informazioni che ci bombardano dall’esterno sono semplicemente irrilevanti, non pertinenti, e vengono scartate: non vi prestiamo neanche attenzione, le consideriamo brevemente e poi le dimentichiamo, le vediamo senza guardarle, ecc. Ma il problema non è quando le informazioni sono irrilevanti, bensì quando lo sono. Il contenuto delle notifiche e delle informazioni che riceviamo tramite smartphone, così come quello dei messaggi provenienti dai social network, infatti, non sono per noi irrilevanti: si staccano dal rumore delle informazioni da scartare ed entrano ad un primo livello di elaborazione come informazione di cui tenere conto. Si tratta quindi di un certo grado di attenzione che noi dedichiamo costantemente a questo genere di informazioni.

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Aspetti emotivi delle informazioni tramite smartphone

La rilevanza è tale perché queste informazioni sono pertinenti rispetto a valori e scopi personali, e suscitano in noi delle emozioni. Questo aspetto emotivo è fondamentale per comprendere il modo in cui esse hanno effetto su di noi. In genere tendiamo infatti a privilegiare quelle informazioni che ci danno maggiore emozione, e noi ci rivolgiamo allo smartphone ogni volta che ci annoiamo, in situazioni sociali scontate (autobus, treno, pause, ecc.), cioè quando ricerchiamo emozione. Le informazioni rilevanti ci danno quell’attivazione emotiva di cui abbiamo bisogno, a patto che noi le facciamo entrare nei nostri pensieri e le consideriamo.

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Questi processi sarebbero già da soli sufficienti a riconoscere che c’è qualcosa che non va nel nostro modo di acquisire nuova informazione sul mondo, ma la distrazione, la mancanza di controllo sull’allocazione di risorse cognitive (attenzione, concentrazione) in funzione dell’informazione da trattare, e l’informazione usata per le sue caratteristiche emotive, non sono gli unici fenomeni su cui faremmo meglio a soffermarci.

Bias della conferma e nicchie informazionali

Abbiamo anche una tendenza naturale a scegliere informazioni che confermano le nostre conoscenze precedenti, fenomeno noto in psicologia come bias della conferma. Un fatto nuovo tende a creare disagio e a suscitare una reazione emotiva negativa, causata da una dissonanza tra ciò che crediamo e ciò che percepiamo. Tendiamo quindi a prestare attenzione e a ricercare attivamente informazioni che non creino questa dissonanza, che confermino le nostre credenze. Quando siamo esposti a fatti che disconfermano le nostre credenze e che ci portano informazione dissonante, infine, possiamo difendere il nucleo centrale delle nostre conoscenze neutralizzando la portata di quei fatti: ad esempio possiamo negarli, tendere a limitarne le implicazioni rispetto alla portata della disconferma, possiamo dubitare dell’attendibilità della fonte, ecc. Con gli smartphone possiamo scegliere quali informazioni vogliamo ricevere, e quindi possiamo scegliere di ricevere solo quelle che non suscitano reazioni emotive negative, ovvero quelle che confermano la nostra conoscenza precedente e la nostra visione del mondo.

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Insomma, l’insieme di questi processi ci porta a crearci intorno delle vere e proprie nicchie informazionali che non solo salvano le nostre credenze dalla disconferma, ma anche le rinsaldano proteggendoci da fatti nuovi discordanti, fornendoci stimoli emotivi coerenti con esse e rinsaldando la nostra autostima. Un sistema estremamente facile che, cullandoci in un senso di falsa sicurezza rispetto alla nostra capacità di prevedere il mondo, si basa sulla nostra accondiscendenza a basarci il più possibile su informazioni semplici, essenziali, che non è necessario approfondire o sottoporre a critica. Un sistema che ha anche il vantaggio di proteggerci da un mondo liquido (per dirla con Bauman), ipercomplesso, in cui siamo costretti a cambiare più rapidamente i nostri riferimenti usuali, a modificare stili di pensiero o abitudini e a fronteggiare eventi catastrofici che possono potenzialmente traumatizzarci fino a farci cambiare visione del mondo, ma sufficientemente lontani (o percepiti tali) da permetterci di negarli o di ignorarli con le loro implicazioni.

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Ha la tecnologia delle comunicazioni mantenuto la sua promessa? E’ riuscita a renderci più e meglio informati, e più in rapporto gli uni con gli altri? Ho la sensazione che  tutto quello che possiamo affermare per rispondere a queste domande, per il momento, è che il cambiamento tecnologico ha aumentato la quantità di informazione cui siamo sottoposti rendendoci più complicato il naturale processo di elaborazione, e ha assecondato quella nostra parte di natura umana che ha sempre cercato soprattutto facili soluzioni e modi di vedere le cose, quella parte di natura umana cioè che sta anche alla base del fanatismo e degli stereotipi.

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Cosa fare?

Possiamo cercare di mettere in atto degli accorgimenti per far sì che i nostri processi mentali non vengano “inquinati” da queste distorsioni, o che per lo meno ne vengano “inquinati” il meno possibile:

  1. Stabilire un ordine di priorità all’informazione che si desidera ricevere che prescinda almeno in parte dai nostri gusti personali, e sforzarsi invece di acquisire informazioni anche su argomenti o temi di non immediato interesse personale ma, ad esempio, di rilevanza sociale o collettiva che normalmente non colpiscono la nostra attenzione.
  2. Diversificare le fonti informative allargandole anche a fonti che non ci piacciono (ad es. non leggere le notizie solo dai siti preferiti, ma anche da quelli che non preferiamo). L’attendibilità di una fonte, spesso, è in funzione dell’informazione che trasmette: se diversifichiamo le fonti, quindi, possiamo avere informazioni attendibili su un più vasto dominio di informazioni, o valutare punti di vista differenti sulle stesse informazioni trasmesse.
  3. Limitare la quantità di informazioni inattese: attivare le notifiche solo per comunicazioni in arrivo da una cerchia determinata di persone (es. familiari, colleghi di lavoro, o altro), disattivare o rendere silenziose tutte le altre. Oppure: decidere di ricevere solo sms o notifiche di WhatsApp per le comunicazioni più pressanti, e rimandare la consultazione di tutte le altre.
  4. Definire il più possibile tempi e spazi in cui si utilizza lo smartphone e stabilire tempi (es. ore particolari della giornata, ore dei pasti, situazioni sociali) e/o spazi (es. a casa, in camera, ecc.) liberi dal suo uso.
  5. Non dimenticarsi che se i nostri dispositivi sono multitasking, noi non lo siamo: meglio occuparsi di una cosa alla volta e rimandare tutte le altre ad un momento successivo, piuttosto che occuparsi di tutte le cose insieme.
  6. Non dimenticarsi che se i nostri dispositivi funzionano in background, noi no: meglio cercare di arrivare a completare un’attività e poi passare alla successiva, piuttosto che frammentarle tutte.
  7. Limitare lo scorrimento di molte informazioni disorganizzate (ad esempio la bacheca di Facebook) e privilegiare l’approfondimento di poche informazioni rilevanti.
  8. Prendere una distanza critica dalle nostre conoscenze più “calde” e centrali, e cercare soprattutto la disconferma. Tenere per buone le nostre idee ma dare sempre la possibilità che esse siano false.
  9. Diversificare i canali dell’informazione non dimenticandoci che alla fine impariamo anche toccando, annusando, parlando, riflettendo… e che un buon libro, una rivista o una piacevole conversazione con una persona reale, che magari ha una conoscenza di prima mano dei fatti, ci permette quel necessario approfondimento delle informazioni che costruisce buona conoscenza nelle nostre teste.
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