Il modello ABC

Cosa fa in terapia un terapeuta cognitivo comportamentale? Come funziona questo tipo di terapia e perché è efficace? In questo articolo darò risposta a queste domande partendo dal descrivere quali sono i presupposti teorici della terapia cognitivo comportamentale, che poi non sono altro che una descrizione di come funzionano gli esseri umani quando osserviamo il modo in cui essi elaborano le informazioni, apprendono ed elaborano la conoscenza. Già, perché il principio fondamentale della terapia cognitivo comportamentale è che gli esseri umani sono costruttori attivi di conoscenza di sé e del mondo. 
Il modello basilare di funzionamento degli esseri umani è il modello ABC. E’ un modo per descrivere questi processi di conoscenza, a dire il vero piuttosto semplificato ma molto utile a scopi clinici e didattici.

Modello ABC

A sta per “Attenzione selettiva”, B sta per “Belief” (in inglese, credenza) e C sta per “Conseguenze” (emotive e comportamentali).
Quando si dice che un certo evento ci ha provocato una certa emozione in realtà dovremmo invece dire che un certo evento è entrato nella nostra elaborazione mentale (A), è stato vagliato, valutato e giudicato secondo i nostri personali significati e metri di giudizio (B), ed in base a questi è venuta a crearsi una concomitante attivazione emotiva (C).

Faccio un semplice esempio: sono nel mio letto, è mezzanotte, sono solo in casa. Improvvisamente sento la porta che sbatte e dei rumori strani (A – attenzione selettiva). Penso che potrebbero essere entrati i ladri (B – pensieri, credenze). Cautamente, in preda alla paura, mi alzo per andare a vedere (C – conseguenze emotive e comportamentali). Non sono stati la porta che sbatte ed i rumori a spaventarmi e a farmi alzare, bensì il pensiero che potrebbero essere stati i ladri. Se avessi valutato diversamente, infatti, se avessi pensato ad esempio che a sbattere la porta e a fare rumore poteva essere stato un familiare che rientrava, o il vicino di casa che ha la porta proprio dirimpetto alla mia, o che il vento ha fatto sbattere la porta e che il gatto ha mosso degli oggetti… allora avrei continuato placidamente a dormire senza spaventarmi.

Scherzi della natura

Implicazioni del modello ABC

Questo modo di concepire il funzionamento mentale ha delle implicazioni importanti:

1. Non sono le cose a creare i problemi, bensì il punto di vista che abbiamo sulle cose.
Le persone credono di essere tristi perché sono state licenziate, o credono di aver paura perché l’aereo potrebbe cadere, o credono di vergognarsi perché sono brutte, o credono di essere arrabbiate perché sono state trattate ingiustamente dai genitori, dai colleghi di lavoro, dal partner, dal governo, ecc… Anche se può sembrare strano in realtà nessuno di questi fatti può, da solo, creare le conseguenze emotive e comportamentali che le persone vivono. E’ il nostro punto di vista su queste cose, il modo in cui le interpretiamo, che ha come conseguenze emozioni piacevoli o spiacevoli, e che ci induce a fare o non fare determinate cose.

2. Siamo noi che selezioniamo i fatti che confermano il nostro punto di vista.
L’attenzione selettiva, come dice il nome stesso, è un meccanismo che serve a selezionare, fra gli stimoli che continuamente bombardano il nostro sistema percettivo, quelli rilevanti per i nostri scopi e che meritano di essere considerati ed analizzati. Sfortunatamente il criterio di selezione degli stimoli è definito ancora da noi stessi e dai nostri punti di vista. Così, ad esempio, se ormai mi sono convinto che è davvero pericoloso viaggiare in aereo, la mia attenzione selettiva tenderà a farmi ricordare notizie di disgrazie aeree, a farmi sovrastimare la loro probabilità, a farmi sovrastimare ogni minimo segnale di pericolo presunto quando salgo sull’aereo, e così si crea uno stato di ipervigilanza. Oppure, ancora, se ho avuto in passato dolorose esperienze di tradimento, potrei considerare ogni comportamento minimamente ambiguo del partner come una possibile prova che mi sta tradendo. Insomma, in un certo qual modo persino i fatti stessi siamo noi a crearli con le nostre idee, e poi li prendiamo come prova delle idee che li hanno creati. Durante tutta la vita, poi, continuamente ci ripetiamo e autopropagandiamo i nostri punti di vista con il nostro dialogo interno e scegliendo quei fatti che li confermano.

SD Samsung (11)

Quando serve la terapia cognitivo comportamentale?

E’ un bene che i nostri punti di vista abbiano una certa costanza durante tutta la vita, perché questo ci aiuta a mantenere una coerenza personale e un senso di continuità che contribuisce a creare la nostra identità. Ma che dire quando questi punti di vista ci comportano emozioni e azioni spiacevoli e inappropriate? Ne segue la necessità di sottoporli ad esame e possibilmente di cambiarli, il che è proprio lo scopo della terapia cognitivo comportamentale.

Come funziona in pratica

Innanzitutto il terapeuta cognitivo comportamentale chiarisce insieme al paziente quali sono esattamente i comportamenti e le emozioni disturbanti, in quali situazioni si verifichino, quali sono i pensieri e le valutazioni che li accompagnano. Poi definisce con il paziente obiettivi di cambiamento rispetto a queste emozioni e comportamenti.

Esempio: un paziente con problemi di panico riferisce che quando guida sull’autostrada entra in uno stato di agitazione tale da indurlo a fermarsi e interrompere il viaggio.
Il terapeuta ricostruisce con il paziente l’ABC delle situazioni problematiche, che ad esempio potrebbe essere: Subito dopo il casello di entrata (A) la prossima uscita è ancora distante e se mi capita un attacco durante il tragitto potrei non essere in grado di uscire in tempo e potrei avere un incidente mortale (B). Le conseguenze di questi pensieri saranno paura esagerata (C emotiva) e bisogno di interrompere il viaggio per evitare il pericolo percepito (C comportamentale).
Gli obiettivi fissati con un cliente con questi problemi potrebbero essere, ad esempio:
1. Essere semplicemente previdenti anziché preoccupati o in ansia quando si fa un viaggio in autostrada.
2. Riuscire a portare a termine il viaggio senza problemi o tutt’al più prevedendo delle soste temporanee.

terapeuta 2

Per raggiungere gli obiettivi fissati insieme, il lavoro fondamentale è quello di esaminare insieme e modificare i punti di vista disfunzionali e maladattivi che stanno alla base delle reazioni emotive esagerate, attraverso un lavoro di analisi critica e di auto-scoperta che passerà attraverso tutti e tre i piani del funzionamento mentale, pensieri, emozioni e azioni.
Nel far questo, la terapia cognitivo comportamentale mette a disposizione una serie di tecniche fra le quali:
– Discussione critica su credenze “false” o auto-lesionistiche (debating).
– Tecniche per sviluppare l’abitudine a pensare con credenze “vere” e più adattive.
– Esperimenti comportamentali in vivo per mettere alla prova le credenze e punti di vista.
– Esposizione guidata sistematica alla situazione temuta per indagarla “sul campo” (esposizione in vivo).
– Tecniche immaginative per “allenarsi” a pensare diversamente e a reagire con emozioni appropriate.
– Desensibilizzazione sistematica (usata principalmente per l’agorafobia e le fobie specifiche).
– Fornire conoscenze specifiche al paziente, che lo aiuteranno a fronteggiare le situazioni.

Al contrario dei farmaci l’efficacia della terapia cognitivo comportamentale dipende da fattori soggettivi come la competenza del terapeuta e la convinzione del soggetto nel volersi impegnare attivamente per risolvere i suoi problemi. Oltre alla terapia convenzionale svolta nello studio del terapeuta, infatti, sono previsti spesso anche dei compiti che i pazienti possono svolgere a casa come parte integrante del loro trattamento, i cosiddetti “homework”.

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